martedì 2 febbraio 2010

Cinema - L'uomo che verrà, di Giorgio Diritti

Recensione a cura di Filippo Benedetto

L'uomo che verrà
Regia: Giorgio Diritti
Cast: Alba Rohrwacher, Claudio casadio, Maya Sansa, Vito, Eleonora Mazzoni
Data uscita: 22/01/2010
Paese: Italia
Produzione: Arancia Film, in collaborazione con Rai Cinema
Genere: Drammatico/Storico
durata: 112 min.

Questo primo mese del 2010 non ha deluso in quanto a uscite cinematografiche del nostro Paese in grado in qualche modo di nobilitare il nostro cinema in termini competitivi con il resto d'Europa. Lasciando per un attimo da parte questioni di puro gusto personale - ed in questo caso il riferimento ad opere di stampo prettamente 'intimistico' come 'Baciami ancora' di Gabriele Muccino - il nostro è un cinema che ha ancora qualcosa da dire. Prova ne è, pur nella diversità di stile e contenuto e per fare un esempio rappresentativo.  film come 'La prima cosa bella' di Paolo Virzì. E, se parliamo di film che 'hanno qualcosa da dire', di sicuro possiamo parlare de 'L'uomo che verrà' di Giorgio Diritti.
Il film prende spunto da una delle più orrende e vergognose stragi di massa avvenute durante l'occupazione nazi-fascista in Italia: l'eccidio di Marzabotto. Con rigore storiografico e forte di un cast di bravi attori (tra cui da segnalare la Sansa e Rohrwacher), Diritti regala allo spettatore due ore di cinema di buon livello complice uno sviluppo narrativo senza sbavature retoriche e credibile sotto il profilo storiografico.
Alcuni critici hanno sottolineato l'eccessiva pignoleria nel descrivere il susseguirsi degli eventi che hanno portato al tragico epilogo di Marzabotto, tanto meticolosa da risultare 'fredda'. Invece si rivela proprio questo il punto di forza del film nel riportare sul grande schermo la crudezza di quella particolare fase dell'Italia. Il risultato che ne scaturisce agli occhi dello spettatore è un potente uso di immagini (la fotografia è davvero ben curata), che non può che essere 'asciutto' e freddo perchè un massacro non lo puoi descrivere 'spettacolarizzandone' l'effetto. Ma il film cura anche la psicologia dei personaggi, guardando alla vita normale di una famiglia contadina, ai rapporti interpersonali che ne connotano la vita di tutti i giorni.
Ed è importante che il racconto sia 'guidato' dagli occhi di una bambina che, rimasta 'muta' a seguito della morte prematura del fratellino, racconta come voce fuori campo pensieri, illusioni e delusioni, paure e sofferenze (individuali e collettive) di quel periodo. Il suo è un punto di vista 'puro', ideale per raccontare con genuina forza persuasiva i fatti oggetto del lungometraggio.
La trama si svolge nell'inverno del 1943 nei dintorni del Monte Sole, dove una famiglia contadina cerca di sopravvivere agli eventi, in un clima di guerra dove si scontano le brigate partigiane e gli efferati militari nazisti. All'interno della famiglia c'è Martina, una bambina sensibile e taciturna che racconta la vita dei suoi famigliari e l'attesa trepidante per un nuovo bambino in casa. Ma sopraggiungerà, a sovrastare ogni cosa, la violenza omicida delle SS che rastrelleranno famiglie intere che verranno poi uccise a centinaia (passando tristemente alla storia come le vittime della strage di Marzabotto).  
Costato circa 3 milioni di euro, il film ha ottenuto il sostegno del Ministero per i Beni e le attività culturali ed è stato girato con il supporto di Rai Cinema. Particolare interessante, e che dona ineguagliabile 'verismo' alla pellicola, è che il lungometraggio contiene alcune scene recitate interamente in dialetto bolognese stretto (necessitando di conseguenza la sottotitolazione in italiano). Presentato all'ultima edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Roma ha vinto un Marc'Aurelio d'Oro del pubblico al miglior film e il Gran Premio della Giuria Marc'Aurelio d'Argento.

 

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